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IL SEGNO di Giuseppe Capogrossi”Improvvisamente, senza alcun segno premonitore, abbandonò il figurativo per l’astratto, il mestiere per la fantasia”. Così Michel Seuphor, critico d’arte belga, definisce la geniale innovazione del pittore Capogrossi. Pittore figurativo appartenente alla Scuola Romana, corrente pittorica nata a Roma negli anni 30 del Novecento, egli compie nel 1949 una svolta notevole e decisiva per il suo percorso artistico futuro. È infatti in occasione dell’Esposizione alla Galleria del Secolo di Roma che l’artista espone per la prima volta il suo “segno”. Definito da Ungaretti come “serratura cabalistica” il segno diviene il modulo, l’elemento base ripetuto dall’artista all’infinito. Questo segno, la cui forma ricorda un tridente o una forchetta formata da un semicerchio e da tratti verticali e orizzontali, denominato dal pittore “morphene”, non ha alcun significato simbolico, non rimanda ad alcun concetto, è solo l’elemento identificativo di Capogrossi e il mezzo che lo renderà unico e famoso in tutto il mondo. Dal 1950, anno della svolta, sino alla morte del pittore i suoi quadri, privi di titolo, definiti semplicemente “superfici”, presentano questo segno riprodotto all’infinito senza che venga seguito uno schema fisso e costante; il segno infatti muta da superficie a superficie: si ingigantisce, si incastra, si moltiplica, si rimpicciolisce, cambia colore, disposizione senza però mai cambiare forma. Esso va a creare una successione ordinata o meno che costituisce per il pittore lo strumento di rappresentazione del tempo e dello spazio, della profondità e della superficie. Esso diviene espressione dell’interiorità del pittore e causa, come egli stesso dichiara, di “libertà, felicità, pienezza del proprio essere, espressione diretta del proprio esistere”. Il segno così come visto nella produzione di Capogrossi non è però l’unico ma nella storia dell’arte è solo uno dei tanti. La parola segno che deriva dal latino signum (=segno visibile o sensibile; insegna militare; immagine; astro) ha acquisito in italiano un grande numero di significati differenti a seconda dell’ambito e della situazione in cui ci si trova. Il segno è genericamente un qualsiasi fatto, manifestazione, da cui si possono ricavare delle informazioni. Cercando la parola sul dizionario Treccani trovo che segno è: un cenno, un gesto con cui si sostituisce l’espressione verbale per significare o comunicare qualcosa; una parola o un atto con cui si manifesta uno stato d’animo, un’intenzione e al tempo stesso esso è definito come qualunque espressione grafica (punto, linea, curva, figura) convenzionalmente assunta a rappresentare qualcosa. ( http://www.treccani.it/vocabolario/segno/ )Ecco che allora si delinea l’universalità del termine segno, la sua valenza riscontrabile sul piano astratto e ideale ma anche su quello concreto e pratico. Ripercorrendo la storia dell’arte antica ci rendiamo conto di come il segno sia qualcosa di diverso in ogni civiltà, caratteristico, un elemento che ha assunto un valore emblematico, simbolico, ricorrente. Nell’arte classica dell’antica Grecia troviamo il rettangolo aureo, principio matematico della bellezza e divenuto il modulo, l’elemento base dell’intera rappresentazione artistica del mondo greco (scultura, pittura, architettura ecc), simbolo di perfezione assoluta, di rapporto armonico, di ordine. Nel mondo romano, e soprattutto nell’età imperiale, troviamo costruzioni caratteristiche che seguono uno schema ricorrente, originato proprio a partire da segni: la genialità e l’abilità architettonica dei romani consistono infatti nell’aver creato edifici e strutture “eterne”, che ancora oggi sono disseminate per tutta Europa, partendo da segni geometrici e quindi bidimensionali trasferiti alla realtà tridimensionale.

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